Quando le cucine sotto una tettoia  sono concepite con intelligenza e mantenute con tanto lavoro diventano piattaforme di gioia creativa, magnifiche nella loro semplicità. Preparare pietanze in mezzo alla natura è appropriarsi un po’ della stessa e nel frattempo trasferire questa meraviglia al piatto. Particolarmente ricordo la cucina di Au Bon Jouir a Tahiti Nui piena di profumi e bouganvilles in fiore dove una maori di Nuku Hiva cucinò un poulet aux bananes assolutamente geniale e ultimamente quella del ristoro ai piedi del Parco Erwan dove il profumo delle spezie si mischiava a quello dei gelsomini e un gentilissimo ragazzo tailandese mi ha insegnato i segreti del fried rice.

Il fried rice è stato il pasto dei nostri mezzogiorni di navigazione per isole nel mare di Kradan, ma solo scendendo dalle cascate del Parco Erwan a ovest verso la Birmania ho visto come si fa.

Metto in scodelline diverse, carote, cipolle, peperoni verdi non piccanti, germogli di soja, pomodori senza semi, fagiolini e qualche cimetta di broccolo, tutto tagliato in pezzetti molto piccoli

Preparo qualche gamberetto sgusciato e scottato e altrettanti dadini di pollo.

Ho cotto in acqua salata anche del riso basmati ben al dente.

In un wok scaldo un poco d’olio di semi e verso il riso, lo friggo facendo attenzione a non farlo attaccare troppo, aggiungo le verdure e continuo la frittura girando il tutto con una spatola, condisco con qualche goccia di soja e aggiungo pollo e gamberetti, continuo la frittura sempre rigirando la pietanza con la spatola, quando tutto è ben croccante aggiungo 1 uovo sbattuto per ogni commensale e continuo a girare e a muovere il wok fino a cottura ultimata.

Aggiusto di sale e profumo con menta, prezzemolo e coriandolo tritati o in foglia, servo con peperoncino piccante a parte.

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